STORIA DI CIMITILE

dal Medioevo al XVII° secolo


Cimitile dal Medioevo al XVII° secolo

Intorno al VII – VIII secolo il popolo longobardo che aveva occupato il Sannio fondando il ducato di Benevento, si spinse sino al territorio nolano già ampiamente devastato dai fenomeni innanzi detti. La città di Nola e tutte le altre dell'agro nolano che dipendevano allora dal ducato di Napoli (il quale, pur aspirando ad una completa autonomia, sottostava a Bisanzio), dovettero quindi subire le azioni belliche degli inquieti Longobardi, che miravano, con la conquista del territorio nolano, ad isolare e prendere Napoli.
Dalle scarsissime fonti storiche pervenuteci non è possibile ricavare in dettaglio le vicende della lunga guerra che i Napoletani, alleati alle popolazioni del nolano, dovettero sostenere al fine di mantenere i Longobardi lontani dai confini. L'alternarsi delle vicende belliche a favore dei due contendenti portò i territori ora sotto il dominio dei Longobardi, ora sotto il dominio dei Napoletani. Una sorta di pace si ebbe con il "patto di Arechi", vessatorio per gli abitanti del territorio, in quanto si stabiliva che i possessori dei terreni, che avevano cambiato di continuo governo durante le alterne fasi di guerra, dovessero versare i tributi metà ai Longobardi e metà ai Napoletani.
Del dominio longobardo l'unico personaggio di cui ci è dato conoscere il nome è il Guastaldo (governatore locale) di Nola Ausenzio, la cui persona rappresentava il potere politico, amministrativo e giudiziario per conto del ducato di Benevento.
Il periodo di dominio longobardo fu di circa 243 anni e coincise con primo declino della Città Santa, forse dovuto ad un terremoto ed a un'alluvione.
Nel sec. IX Cimitile dovette subire l'invasione degli Ungari ed intorno alla fine dello stesso secolo, quella catastrofica dei Saraceni, che devastarono nell'880 circa, distrussero anche il castello di S. Michele in Avella. In questo periodo l'area cimitilese – nolana fu detta "cimiterio" e gli abitanti della piana "popoli del "Cimiterio". Indicativo a tal proposito, appare il termine che indica l'area nolana in una carta geografica araba ancora nel XII sec. e che vuol dire "collina della misericordia ( Gibitirah)".
Tra il IX ed il X sec. si ebbero interventi di restauro nelle basiliche, ciò testimonia lo sforzo per riportare in vita la Città Santa di Cimitile che era stata tanto famosa da richiamare pellegrini da svariate parti del grande e traballante Impero Romano della tarda antichità.
Intorno all'anno 1000 Cimitile e l'area nolana furono riscattate dal dominio longobardo e fecero parte del Ducato di Napoli, nel 1139 nel Regno di Sicilia.
Durante il periodo di dominazione di Federico II era invalso l'uso, ed in modo particolare nell'agro nolano, di affidare i fondi, specie quelli in possesso dei monasteri a persone del ceto medio che si incaricavano di farli coltivare ricavando a loro volta un lauto guadagno dallo sfruttamento sistematico dei contadini. Ciò accadeva anche in Cimitile. Quando più tardi Federico II si battè per primo contro i vizi del feudalesimo, questi aveva messo già salde radici e l'effetto delle giuste leggi emanate dal sovrano fu annullato dalle usanze del tempo che rendevano ogni provvedimento, vano, a favore della consuetudine.
La dinastia dei re Angioini consolidò il potere e l'influenza dei baroni, in quanto lo stesso Carlo I, per circostanze debitorie particolari nelle quali venne a trovarsi, fu obbligato a vendere la maggior parte delle città demaniali, Nola ed il suo territorio inclusi, facendo crescere a dismisura il potere di quelle signorie che da oltre un secolo dominavano nella zona. Infatti, basta guardare il registro delle donazioni ("Liber Donatium", anno 1269) e gli altri atti di questo Principe per rilevare come abbia infeudato circa 160 città del Regno.
Le donazioni mutarono le originarie gratuite concessioni, innestando la possibilità di compravendita che alterò profondamente i diritti e i doveri provenienti dal contratto feudale.
La contea di Nola, istituita dal re Carlo I d'Angiò, era formata all'epoca dai seguenti casali: Saviano, Sant'Erasmo, Sirico, San Paolo Belsito, Cimitile, Camposano, Cumignano, Casamarciano, Faibano, Gallo, Liveri, Risignano, Vignola, Tufino e Scaravito.
In questo periodo Cimitile fu dunque solo un casale di Nola, di cui era giurisdizione, con il privilegio di far celebrare gli uffici divini nella basilica di S. Felice.
Il re Carlo d'Angiò intanto, per i servigi ricevuti da Guido di Monfort lo nominò Conte Palatino e gli donò le città di Nola, Atripalda, Forino e Monteforte. Fu il primo conte che Cimitile ebbe cui successe la figlia Anastasia che ottenne, per speciale concessione del re, il feudo di Nola e sposò Romano Orsini. Gli Orsini governarono il feudo del 1290 al 1593. Sotto il loro dominio, verso la fine del XIV sec., l'episcopio e la cattedrale, fondati in Cimitile da S. Paolino, furono trasferiti in Nola segnando il definitivo degrado del complesso basilicale, nonostante alcuni interventi quali il recupero dell'abside della basilica Nova, trasformata in basilica autonoma dedicata ai Santi Giovanni Battista ed Evangelista, la ristrutturazione del campanile della basilica Vetus. A seguito della congiura dei Baroni e la confisca della Contea di Nola, agli Orsini, il territorio passò nell'ordine al Conte di Sarno, al Principe di Salerno ed a Fabrizio Maramaldo.
Nel 1594 la peste devastò il regno di Napoli mietendo moltissime vittime della zona nolana, teatro dell'infaticabile impegno profuso dai frati del monastero di S.Francesco di Paola (oggi Villa Lenzi) fatto edificare nel 1587 dal Barone Annibale Loffredo e nello stesso anno donato all'ordine monastico.
Nel 1631, nella notte tra il 15 e il 16 dicembre, il Vesuvio, dopo due secoli e mezzo di quiete, esplose in una tremenda eruzione durata vari giorni, accompagnata da forti scosse sismiche, che causò circa 6000 vittime ed interessò un'area di circa 500 Km2. Prima di tale eruzione, il Vesuvio sovrastava di 40 m il Monte Somma, dopo il cataclisma, si abbassò di circa 100 m e la massa di ceneri e lapilli depositata lungo i crinali, a causa delle forte piogge scatenate dall'eruzione, si trasformarono in un fiume di fango alto oltre due metri che invase Nola, Cimitile e Ottaviano. Contemporaneamente una fiumara d'acqua discese lungo la strada Regia da Monteforte Irpino (oggi Via Nazionale delle Puglie) con un'altezza di circa 14 palmi (circa 3,64 m), causando l'allagamento di paesi e campagne.
Il Vesuvio nella prima metà del '700 eruttò ancora e, alla sua azione devastatrice, si sommarono le acque meteoriche. Di nuovo il 25 maggio del 1737 si registrò una eruzione vulcanica disastrosa che fece cadere cenere, lapilli, e "bombe" roventi su Somma, Ottaviano, Nola Cimitile e sugli altri casali. L'alluvione che ne scaturì col suo torrente di fango minacciò di seppellire Cimitile e Nola, salvate da una diga allestita prontamente dall'intera popolazione.
Le calamità si ripetette nel corso degli anni fin quando il vicerè Spagnolo de Toledo prima, i Borboni, ed infine, il governo d'Italia non irreggimentarono le acque secondo un vasto ed organico piano di opere idrauliche "i Regi Lagni".
Il 13 agosto 1640, il principe di San Severino di Cammarota D.no Girolamo Albertini, giudice di Vicaria, acquista dal Re di Polonia Latislao Sigismondo, rappresentato dal suo internunzio Stanislao Moroniez tramite D.no Antonio Navarrette, Giudice criminale e Auditore Generale dell'esercito, marito di Ippolita Albertini di Fagiano, che nell'occasione funse da semplice prestanome, l'intero casale di Cimitile con la giurisdizione relativa, prime e seconde cause, gabelle dogane e tutto quanto competeva ad un feudo. Nel 1640 dunque, Cimitile già infeudato al Re di Polonia e passò a D. Girolamo Albertini, che ne prese possesso con il titolo di Principe, divenendo così l'unico responsabile ed intermediario tra l'Università (cioè la collettività dei cittadini) ed il Regno.
Il casale di Cimitile fu acquistato per 6400 ducati, salvo numerazione definitiva dei "fochi", essendosi nell'atto fatto riferimento a quello del 1595. La numerazione venne aggiornata nel 1648, e rendicontata nel 1693 al Conte Palatino del Reno, che era succeduto nel tempo al Re di Polonia, negli interessi e nei crediti, per la vendita dei 16 casali di Nola, quindici dei 16 casali erano stati venduti nel 1641 a Diomede Carafa, Duca di Maddaloni per il prezzo complessivo 38.250 ducati e rivenduti da quest'ultimo per 60 ducati a "foco". La risoluzione del pagamento e degli interessi maturati ammontò a ducati 128.826, che andarono alla Regia Camera e 15.300 ducati per la nuova numerazione dei foche che fu, per i 16 casali pari a 1332. Alla transazione finale che venne chiamata << partita di Neuburg>> del 1693, per Cimtile furono pagati ulteriori 1.500 ducati.
In quest'epoca la popolazione del Casale era in massima parte dedita al lavoro dei campi , alla raccolta della legna, al taglio dei boschi (che i Cimitilesi effettuavano unitamente ai Nolani nella località Bosco e anche in provincia di Avellino, a Montella), come si evince da un ricorso dell'anno 1700 circa, dal quale risulta che era stato stabilito tra le due popolazioni un' accordo di interscambio. Altri erano dediti alla caccia e alla pesca, che abbondava nelle paludi di Fangone.
Gli Albertini, di origine sassone, giunsero in Italia intorno all'XI secolo quali Vicari Imperiali. Dopo molte vicissitudini, uno di essi, Ubertino figlio di Traiano, Conte Palatino e di Prato, arrivò a Napoli a seguito di Carlo D'Angiò e si stabilì a Nola.
Accanto al Feudo, sorse l'Università, il cui governo amministrativo era affidato a sei cittadini, chiamati "Eletti", preposti alla vigilanza dello spaccio di commestibili, controllori di peso, qualità e prezzi, secondo l' "assisa". Collaboravano due "Catapani" (praefecti eduliorum) scelti dal popolo, uno in rappresentanza dei cittadini primari, l'altro dei plebei, il cui ufficio (svolto gratuitamente) durava un mese soltanto, con il compito della riscossione delle multe nelle quali incorrevano i vari contravventori.
Per l'elezione dell'Università la popolazione si radunava pubblicamente in consiglio, e nominava le sei persone che avevano avuto più voti, informandone il Principe che doveva eleggerne a sua volta due, conservando la forma dell'antico <>, in uso dal 1646. Prima dell'Università, il Principe eleggeva i cittadini che riteneva più capaci, anche se avevano conseguito meno voti degli altri candidati. Infatti, si tramanda che in una di tali occasioni il Principe, dichiarò primo degli Eletti, un cittadino che aveva conseguito un solo voto e l'Università non si oppose.
Nel 1688 i Cimitilesi, per eleggere l'Università, si rivolsero al Principe, affinché desse loro la possibilità di potersi liberamente riunire in un luogo pubblico. Il Principe Girolamo Albertini, concesse loro di potersi radunare per l'assemblea ed altro nella bottega di tal Papa, sita nella piazza di Cimitile che all'epoca era costituita dal <> del palazzo baronale (poi divenuto proprietà dei Conti Filo della Torre).
Per capire la configurazione della piazza dell'epoca è necessario introdurre il luogo conosciuto come "Taverna".
Il 3 dicembre 1520 Gentile I comprò da Teresa degli Umili e dai figli Antonio e Gentile Paparo, per 30 ducati, una parte della <> e precisamente la Taverna, composta da diverse camere, terranei, pozzo, cortile, stalla, giardino ed una piccola di stanza diruta, confinante con altri beni dello stesso acquirente (territorio denominato San Iacopo, poi San Giacomo),con quelli di Felice Motone, delimitato da due strade negli altri due lati (per Camposano e strada Reale). Successivamente Gentile I procedette all'ampliamento della sua proprietà mettendola in comunicazione con la <> acquistata e con una seconda parte della taverna, costituita da alcune case vecchie site lungo la strada Reale, acquistata nel marzo 1521 da Michele Mazzocca di Capua e da Camilla e Vincenzo Tanzillo. Nel luglio dello stesso anno comprò una terza parte della taverna dagli eredi di Giovanni Andrea D'Afflitto.
Nel settembre 1537 Gentile I acquistò da Felice e Marco Capuano una casa chiamata il <> in stato fatiscente ancora lungo la strada Reale, per il prezzo di 40 ducati e da Francesco De Risi, un piccolo terraneo di rimpetto al <>.
Dopo la morte di Gentile I avvenuta nel 1540, i suoi successori continuano ad ampliare le proprietà comprando da Geronimo e Michele Santella alcune case confinanti con la masseria e taverna, ubicate nella zona denominata <>. Tale atto denominato <>, venne stipulato dal notaio Fabrizio Martinelli di Nola.
Il 15 settembre 1584 Giovanni Riccardo donò a Gentile II, per suo figlio G. Geronimo, un pezzo di terreno in Cimitile, di fronte alla taverna, che aveva acquistato da Giovanni Blasco (come da atto del notaio Francesco Tufo di Nola) e che successivamente sarebbe diventato il centro del paese, la Piazza appunto.
Con Ferdinado il Cattolico iniziò il funesto governo vicereale che poi si protrasse fino al 1734; con crisi economiche e finanziarie che provocarono carestie e miserie. A ciò si aggiunse la peste del 1656 importata da soldati provenienti da una zona già infetta, probabilmente la Sardegna, che in poco tempo si propagò da Napoli alla provincia.
La dominazione spagnola dei Borboni iniziò con Carlo V figlio di Giovanna la Pazza, che successe a Ferdinando il Cattolico.
Nulla di notevole avvenne durante il regno di Filippo II e Filippo III, mentre sotto il regno di Filippo IV, nel 1647, ci fu la rivolta di Masaniello (contro il viceré duca d'Arcos) che si estese su tutta la provincia ma non interessò Nola ed i suoi ex casali che rimasero fedeli agli spagnoli.
Un importante evento si verificò nel 1675 quando il complesso Basilicale e la Chiesa di S. Felice in Pincis si staccarono dalle dipendenze del capitolo nolano e riacquistarono l'autonomia dopo una lunga battaglia legale intrapresa dal preposito Carlo Guadagni.
Nel 1736 D. Geronimo Albertini, principe di Cimitile acquistò da D. Giovanni la Fenice il palazzo di S. Maria (attuale dimora degli Albertini) che nel XVIII secolo fu corredato di un cavalcavia che consentì di accedere direttamente dalla residenza alla chiesa cinquecentesca di S. Maria degli Angeli, sull'altro lato della Strada Regia, per esercitare il diritto di coretto.
Nel 1750 il Remondini recandosi spesso alle Basiliche, testimoniò nella sua opera la quantità di calessi e cavalli che giungevano in Cimitile e la presenza di molti venditori e mercanti di panni, sete, argento e d'oro in loco a formare un piccolo mercato.
Nel 1789, con il parroco don Cipriano Rastelli, preposito dal 1787 al 1821, venne edificata dai Principi Albertini la chiesa parrocchiale nella forma e dimensioni attuali. L'opera, ampliamento della chiesa già esistente che confinava con le basiliche a nord, fu intrapresa all'indomani del rovinoso crollo della basilica Vetus e su tali ruderi fondata. I lavori iniziati nel 1789, terminarono nel 1797.
La nuova chiesa ingoblò ambienti laterali della basilica Vetus inferiore, sui quali venne realizzata l'attuale cappella del crocifisso, che prende il nome dal Cristo ligneo del XIV secolo in essa custodita.
Al settecento risale anche la costruzione del palazzo del Duca di Castelmezzano, in località Galluccio, anche se non si sa con precisione se fu costruito dal duca di Rodi e Sirignano, D. Francesco Maria Caracciolo della Gioiosa di Napoli o dai De Lerma, che si fregiano dal 1725 anche del titolo di Duca di Castelmezzano.
Nel 1799 fu istituita sull'onda della rivoluzione francese, la funesta Repubblica Partenopea. Truppe di svariate nazionalità percorsero la Campania in lungo e in largo, trasformandola in terra da bivacco. L'agro nolano, fu occupato da un reggimento dello Champonnet, poi dalle truppe Mac Donald e del Votrin, ed ancora dalle orde russo - turche del Micheroux, e dai sanfedisti del cardinale Ruffo. Con le truppe borboniche di Schipani e Spanò furono occupate le caserme, il seminario i conventi di Nola. Il monastero di San Francesco di Paola in Cimitile, situato lungo la Strada Regia (oggi via Nazionale delle Puglie), venne letteralmente investito dalla follia di quelle orde, affamate di bottino, rozze e indisciplinate, che, provenienti da Monteforte, invasero la ricca pianura dell'agro nolano. Successivamente un decreto (n. 448 del 07.08.1809) di Gioacchino Napoleone, maresciallo di Francia, soppresse tutti gli ordini, compresi i Paolotti o Minimi di San Francesco, in tutto il territorio del regno, acquistandone le proprietà al demanio dello stato, sicchè il monastero cimitilese fu trasformato, con la cacciata dei monaci, in alloggio per truppe di passaggio. In virtù di tale situazione Cimitile divenne facile preda di ogni sorta di avventuriero a capo di truppe, per cui fu saccheggiato a più riprese con la requisizione di tutti i cavalli esistenti sul territorio per rifornire l'esercito.
Finalmente nel 1808 Cimitile divenne comune autonomo, come risulta da una convenzione sottoscritta dal Principe Fabio Albertini innanzi alla Commissione Feudale. L'otto di dicembre del 1816 un decreto stabiliva che il titolo di Ferdinando IV Re di Napoli e di Sicilia veniva mutato con quello di Ferdinando I Re delle due Sicilie, così Cimitile entrò a far parte del Regno delle due Sicilie.
Re Ferdinando I sempre restio a concedere la costituzione provocò il malcontento tra gli abitanti del Regno, che, per far valere i propri diritti diedero origine ai moti carbonari, prima scintilla del futuro risorgimento.

A cura dell'Arch. Arcangelo Mercogliano

Planimetria del centro storico

1- ingresso al complesso basilicale 

2- arco santo

3- chiesa di S. Maria degli Angeli

4- palazzo Albertini

5- cappella di S. Luigi

6- parrocchiale di S. Felice

7- chiesa dei Morti

8- Palazzo Filo della Torre

9- Municipio
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San Giovanni Paolo II in visita alle Basiliche Paleocristiane di Cimitile, il 23 maggio 1992
San Giovanni Paolo II in preghiera sulla Tomba di San Felice in Pincis il 23 maggio 1992