PALAZZO ALBERTINI

Di fronte alla chiesa di S. Maria degli Angeli è il palazzo che gli Albertini acquistarono nel 1736; essa divenne dimora della nobile famiglia solo nella seconda metà dell'Ottocento, quando gli Albertini vendettero il palazzo in piazza. Nell'occasione fecero costruire lo slanciato cavalcavia che consentiva loro di entrare in chiesa direttamente dalla nuova residenza per esercitare il diritto di coretto. Il portone principale è sormontato, come il cavalcavia, dallo stemma della famiglia Albertini, caratterizzato dall'aquila con corona e la fascia con cinque gigli.

STEMMA DELLA FAMIGLIA ALBERTINI

Arma: d'azzurro all’aquila d’argento coronata d’oro, attraversata da una fascia rossa caricata da cinque gigli d’oro e accompagnata da un monte d’oro di sei cime movente dalla punta.
Motto: Nulla vi invertitur ordo.
Residenza: Cimitile, Nola, Napoli e Milano.

STORIA DELLA FAMIGLIA ALBERTINI

L’illustre famiglia Albertini nel 1721 godette di nobiltà in Napoli ove fu aggregata al Patriziato napoletano del Seggio di Portanova e, dopo la soppressione dei sedili (1800), fu iscritta nel Libro d'Oro napoletano.

Un ramo della Famiglia degli Alberti di Toscana, forse di discendenza sassone, si trapiantò nel Napoletano ai tempi degli angioini e il Casato adottò il nome Albertini.

Il capostipite del ramo napoletano fu UBERTINO, discendente diretto di Ildebrando (1035-1076), nipote del conte Albetino insignito dall' imperatore Corrado II dei contadi di Pistoia e Prato.

Il citato Ubertino, con i suoi 300 militi, nel 1266 partecipò sotto i comandi di Guido di Monteforte, primo conte di Nola, attivamente alla conquista del Regno sotto le insegne di Carlo I d’Angiò. Il sovrano per ricompensa gli regalò vasti possedimenti nelle terre di Nola (NA); nello stesso anno nominò Guido di Monteforte, conte di Nola.

CUBELLUCCIO Albertini, sposò Isabella Orsini, sorella del conte di Nola, e stabili la sua dimora nella città  famosa per “Festa dei Gigli”.

GIOVANNI GIROLAMO “il Reggente” (Nola 1492 † Napoli, 12-XII-1562), Nobile di Nola, Patrizio Napoletano, Signore di Summonte, San Nicola della Cava, Cicala, Cisternino e Pimonte; Lettore di diritto all’Università di Napoli, Avvocato dei poveri nella Corte della Vicaria, Commissario dei poveri, Maestro della zecca napoletana nel 1539, Presidente della Regia Camera della Sommaria dal 1541, Vescovo di Avellino e Frigento nominato il 19-I-1545 ma rinuncia a favore del figlio ASCANIO nel 1548, Reggente del Consiglio Collaterale dal 1548, ambasciatore in Spagna presso l’Imperatore Carlo V, Consigliere a latere, Generale Prefetto nella guerra di Siena nel 1554, Reggente del Supremo Consiglio d’Italia a Madrid, fu tra i fondatori dell’Ospedale degli Incurabili di Napoli.

Nel 1545 ebbe l'incarico di dirigere la Zecca di Napoli sino al 1552,  quando la Camera Esecutoriale di Napoli, concesse a Gio:Battista Ravaschieri, la nomina di Maestro di Zecca di Napoli e l'Aquila.

Gli Albertini alla caduta della signoria degli Orsini, si opposero ad una nuova infeudazione e, grazie all’assenso dell’Imperatore Carlo V, Nola divenne città libera. 

GENTILE I (1469 † 1539), figlio di Francesco e di Caterina Tomacelli, giudice della Vicaria nel 1518, trasferì la famiglia a Napoli e fu lo stipite degli Albertini di Cimitile (NA) per aver acquistato molti beni nella cittadina alle porte di Napoli.

FELICE vestì l’abito di Malta nel 1540.

Il feudo di Chianca, in Principato ultra, pervenne nel 1552 ad ANDREA Albertini della città di Nola.

ASCANIO (Nola, 1526 † 1580), nel 1549 fu nominato vescovo di Avellino e Frigento, succedendo al padre Girolamo, che aveva rifiutato la Mitria qualche anno prima, non ritenendosi degno di questo onore.  

Nel 1640 gli Albertini, principi di San Severino di Cammorata,  acquistarono da Sigismondo Ladislao, Re di Polonia,  il casale di Cimitile per 6400 ducati, elevato a principato nel 1643. 

A Nola nella chiesa di S. Biagio vi è la splendida cappella gentilizia degli Albertini; al centro, al di sotto del bassorilievo dell'Adorazione dei Magi del XVI secolo, la statua del guerriero rappresenta il valoroso FABRIZIO (Nola, 1536 † ivi 1564), figlio di Gentile e Francesca della Tolfa, fu fatta scolpire dal fratello Girolamo. Sul finire del Cinquecento don Matteo Albertini fu sindaco di Nola.

Alla destra dell'altarino vi è la tomba col ritratto marmoreo di GIACOMO (1448 † 1508), eminente studioso di diritto e Giudice a Napoli della Magna Curia della Vicaria.

Alla sinistra del sepolcro di Fabrizio, vi è il monumento funebre col ritratto marmoreo del già citato Gentile  I (1469†1539), figlio di Giacomo, eretto nella metà del XVI secolo per volere della moglie Francesca della Tolfa.  

Altre importanti memorie storiche degli Albertini si trovano a Napoli nella cappella gentilizia della famiglia, ove sono sepolti, tra gli altri:

FRANCESCO († Napoli, 1557), giureconsulto, marito di Caterina Tomacelli che eresse, in sua memoria, una lapide sepolcrale ornata da una Tavola dei Magi.

GIOVAN BATTISTA II (n. 1716 † Napoli,1788), principe di San Severino e Cimitile, Ministro di Stato, Ambasciatore in Inghilterra e Portogallo, nel 1780 fu nominato Cavaliere del Real Ordine di San Gennaro.

FABIO (Napoli, 9 febbraio 1775 † ?, 5 marzo1848), principe di Cimitile, principe di San Severino di Cammarota, marchese di san Marzano, prese parte alla Repubblica Napoletana del 1799 e durante il periodo costituzionale del 1820/1821 fu ambasciatore plenipotenziario presso le corti di Pietroburgo e Londra al fine di perorare la causa del governo costituzionale contro le ingerenze della Santa Alleanza. Fu anche alle Corti di Parigi e Vienna e intrattenne relazioni sia diplomatiche che di privata conoscenza con il Principe di Metternich.

Dopo la soppressione dei moti rimase in esilio a Londra  per quasi 20 anni frequentando i patrioti che ivi giungevano da tutta Europa.

Fondò, insieme a Guglielmo Pepe, al principe Spinelli di Cariati, al Conte Porro Lambertenghi ed altri, il comitato segreto "I fratelli Costituzionalisti d'Europa". Alla morte del Foscolo finanziò la costruzione del suo sepolcro londinese.

Nel 1814 fu nominato Ciambellano di S.M. Gioacchino Murat ricevendo attestati  “in considerazione delle prove di fedeltà, che Ella  ha dato in difficili circostanze dello Stato". Grande studioso ed erudito, così lo ricorda Scipione Volpicella nella sua memoria, Giovanbattista del Tufo illustratore di Napoli del secolo XVI: "Ho conosciuto nella vita nuova un vecchio venerando e magnifico, il quale aveva nome Fabio Albertini Principe di Cimitile. Le volte, ch'io mi faceva a rendergli ossequio, il trovava col corpo accasciato dentro il suo seggiolone in una ampia stanza cinta, siccome altre contigue, d'adorni scaffali, in cui stavano scelti esemplari di stampe rarissime, e manoscritti e codici rarissimi, molti dei quali apparivano riccamente e bellamente legati. Questi, che fu dei pochi risplendevoli avanzi dell'ordine aristocratico napoletano, ed ebbe a rappresentare molto onoratamente al 1820 la monarchia costituzionale della sua patria, si piacque, secondo che l'indole nobile e la squisita cultura il movevano, di comprare e di mettere insieme, ove l'opportunità gli si porse, quanto valse a formare la sua mirabile libreria.”

La  moglie Marianna Guevara Suardo (Napoli 3-IV-1774 † 12-III-1857) era figlia di Don Prospero 9° Duca di Bovino e di Donna Anna Cattaneo della Volta dei Principi di San Nicandro. 

Nel 1736 D. Girolamo Albertini acquistò il palazzo in Cimitile, località Santa Maria lungo l'ex strada Regia, da D. Giovanni La Fenice, il quale l'aveva ereditato da D. Francesco Ottavio Tuttavilla, duca di Calabritto.

Il Principe fece edificare il cavalcavia per congiungere il palazzo alla chiesa di S. Maria degli Angeli, esercitando così il diritto di coretto.  La famiglia si trasferì nella nuova dimora nella seconda metà dell'ottocento. dopo aver venduto il palazzo baronale, situato nella piazza principale della cittadina, ai Conti Filo della Torre.

Di fronte all'androne di Palazzo Albertini e ad est del predetto cavalcavia vi è l'Arco Santo, che era uno degli originari accessi all'area sacra del Complesso Basilicale Paleocristiano.

Gli Albertini nel 1512 ottennero da Papa Leone X  lo jus patronato di dette basiliche che tennero sino alla metà del XVII secolo.

Sul lato destro del predetto Arco Santo, l'Arcidiano FRANCESCO Albertini fece apporre nel XVI secolo una epigrafe marmorea in latino, invitando i fedeli ad entrare nel Santuario delle Basiliche per pregare sulle tombe dei Santi.

La chiesa del Corpus Domini di Maddaloni, essendo diventata insufficiente ad accogliere i fedeli, fu ricostruita dalle fondamenta; i lavori iniziarono nel 1721. La chiesa fu consacrata dal Vescovo di Caserta, GENNARO Albertini, amico di Sant'Alfonso Maria dei Liguori, nel 1765 alla presenza di numerosi fedeli, dei Governatori e degli Eletti dell'Università di cui la chiesa era compatrona.

Don Fabio Albertini dei Principi di Cimitile è attualmente uno dei componenti della Deputazione della Cappella del Tesoro di San Gennaro.

Nel 1875 Don Filippo Albertini, principe di Cimitile, e sua moglie la duchessa Magdalena Sozi Carafa donarono una sostanziosa somma all'Arciconfraternita dei Pellegrini.