PALAZZO ALBERTINI

Di fronte alla chiesa di S. Maria degli Angeli è il palazzo che gli Albertini acquistarono nel 1736; essa divenne dimora della nobile famiglia solo nella seconda metà dell'Ottocento, quando gli Albertini vendettero il palazzo in piazza. Nell'occasione fecero costruire lo slanciato cavalcavia che consentiva loro di entrare in chiesa direttamente dalla nuova residenza per esercitare il diritto di coretto. Il portone principale è sormontato, come il cavalcavia, dallo stemma della famiglia Albertini, caratterizzato dall'aquila con corona e la fascia con cinque gigli.

STEMMA DELLA FAMIGLIA ALBERTINI

Arma: d'azzurro all’aquila d’argento coronata d’oro, attraversata da una fascia rossa caricata da cinque gigli d’oro e accompagnata da un monte d’oro di sei cime movente dalla punta.
Motto: Nulla vi invertitur ordo.
Residenza: Cimitile, Nola, Napoli e Milano.

STORIA DELLA FAMIGLIA ALBERTINI

Alcuni autori ritengono che il Casato degli Albertini, una volta detto degli Alberti, sia di discendenza sassone in quanto molto legata a quegli imperatori, altri franca, altri ancora longobarda.

Il primo membro della famiglia di cui si ha notizia fu il marchese Bonifazio (870-930) duca di Spoleto e Camerino che aveva sposato Waldrada figlia di Rodolfo re di Borgogna e d'Italia. Da questo Bonifazio discesero molti illustri personaggi che dominarono a lungo nell' Umbria, nella Toscana e nell'Emilia. Tra questi ricordiamo Wolfredo conte di Bologna, Bonifazio marchese di Toscana, Gherardo conte di Pistoia, Alberto conte di Panico, Guido conte di Rumena, Willa consorte di Uberto marchese di Toscana figlio di Ugo re d'Italia e fondatrice della Badia Fiorentina.
Diretto discendente di Bonifazio fu anche Ildebrando (1035-1076) insignito dall' imperatore Corrado II dei contadi di Pistoia e Prato. Con suo figlio Alberto I ebbe origine in Toscana la casa che fu poi chiamata degli Alberti di Prato, conti palatini e principi dell'Impero. Essi ebbero dagli imperatori estesi e numerosi feudi nei territori di Firenze, dell'Elsa, della Pesa, del Greve, del Vallese, di Barga, di Pisa, di Bologna, di Padova, di Volterra, della Maremma e furono inoltre sovrani dei giudicati di Cagliari e di Arborea in Sardegna. I numerosi rami della famiglia, di Prato, di Mangonia, di Vernio, di Caprera ecc. solitamente ghibellini ma a volte guelfi parteciparono a tutte le principali vicende dell'Italia centro-appenninica dei secoli XII, XIII, XIV.

Fra i molti personaggi degli Alberti di Prato vanno ricordati: il famoso Cardinale Niccolo da Prato decano del Sacro Collegio, il cardinale Gregorio, il vescovo di Firenze Gottifredo , il cardinale Pietro, la beata Berta di Vallombrosa, il beato monaco Iacopo, i fratelli Alessandro e Napoleone ricordati da Dante nella Divina Commedia assieme a Cunizza moglie di Ezzelino da Romano, Anselmo signore di Pisa, Orso podestà di Bologna, Napoleone podestà di Firenze, Anselmo console di Firenze. Con l'affermarsi delle signorie cittadine, gli Alberti persero i grandi possedimenti feudali e si trasferirono nelle nobiltà cittadine di Firenze, Mantova, Venezia, Roma, Palermo, Napoli ed in Francia.

Il ramo napoletano, che fu chiamato degli Albertini, fu qui trasferito da Ubertino discendente diretto di Ildebrando e nipote del conte Albertino che aveva ricevuto dall'imperatore Federico I feudi nella marca Trevigiana (Baone, Montecarceri ed altri).

Ubertino, nel 1265, in seguito all'espoliazione dei suoi feudi da parte di Ezzelino da Romano, si unì capitano di 300 lance al re Carlo d'Angiò nella conquista del regno di Napoli. A seguito dei servizi resi ed essendo stato al servizio del primo conte di Nola, Guido di Monteforte, ebbe dallo stesso re Carlo vasti feudi anche in questo territorio. Tale avvenimento è raccontato da una lapide posta nella chiesa di S. Francesco a Nola e ricordata dallo storico nolano Remondini. Fra i vari e più antichi feudi ricevuti va ricordata la "Foresta o Rigaglia" composta di due corpi feudali separati, l'uno sulle colline di Nola, l'altro verso l'attuale Piazzola di Nola (Villa Albertini). Nella città di Nola si trasferirono in occasione del matrimonio di Cubelluccio con Isabella Orsini sorella del conte di Nola. Essi abitarono da sempre nella zona Portellana possedendo lo "ius patronato" della chiesa di S. Margherita, attuale S. Francesco, che fu la loro sepoltura per oltre trecento anni. A Nola parteciparono per oltre quattrocento anni alla vita cittadina e con Gentile I e Girolamo il Reggente operarono con il viceré de Toledo e con lo stesso imperatore Carlo V a che Nola dopo la caduta degli Orsini non fosse di nuovo infeudata, ma resa città libera. Inoltre, nel 1512 ebbero dal papa Leone X lo "ius patronato" delle basiliche di Cimitile che tennero fino alla metà del Seicento. Nel periodo nolano emersero: Agnese badessa del monastero della Sapienza in Napoli, Andrea generale dei padri minori Francescani, Giacomo giureconsulto e cavaliere di S. Iacopo di Campostella, Fabrizio maestro di campo , Girolamo reggente della Corte della Vicaria e presidente del Consiglio d' Italia a Madrid, Camillo priore di Barletta, Pietro Antonio governatore della Lucania e donatore del terreno su cui sorse il convento dei Cappuccini di Nola, Ascanio vescovo di Avellino, Antonio governatore di Nola, Domenico governatore di Aversa.
Nei secoli la famiglia si divise in più rami: il primogenito dei principi di Cimitile (Napoli), dei principi di Faggiano (Taranto), dei baroni di San Barbato (Benevento), dei baroni di Castelcicala (Nola), dei baroni di Franchino (Catanzaro), dei baroni di Ussito (Potenza) e dei marchesi della Terza (Bari).
Gentile I, giudice della Vicaria e vicario della regina Bona di Polonia nel napoletano, dopo aver acquistato molti beni nella vicina Cimitile, all'inizio del cinquecento trasferì la famiglia a Napoli, dove già risiedeva un antico ramo di Ubertino e divenne lo stipite degli Albertini di Cimitile. Il ramo rimasto a Nola durerà fino alla fine del Seicento.

Gli Albertini di Cimitile, patrizi napoletani, ebbero i titoli di principi di Loverano, principi di S. Severino di Cammarota, principi di Cimitile, marchesi di S. Marzano sul Sarno, baroni di Camposano, Tufino, Vignola, Sirignano oltre ad altre decine di feudi. Ricordiamo fra i vari personaggi: Girolamo primo principe di Cimitile, Girolamo II che restaurò le basiliche di S. Felice cedette all'Università di Cimitile gli spazi davanti al suo palazzo baronale attuale piazza di Cimitile, GiovanBattista ministro, segretario di Stato ed ambasciatore di Carlo di Borbone, Gennaro vescovo di Caserta, Ignazio brigadiere dell' esercito borbonico, Gaetano finanziatore della Parrocchiale di Cimitile, Fabio che fu ambasciatore di Ferdinando II e che andò esule a Londra dopo i moti del 1821 dove assistette Ugo Foscolo nell'ora della sua morte, Filippo cavallerizzo di campo del Re di Napoli, GiovanBattista pari del regno, Prospero presidente del distretto di Nola.
Attualmente vivono a Cimitile, Napoli, Milano, Nola gli ultimi discendenti di Ubertino inseriti nel vivere moderno, ma memori della storia della famiglia e del territorio che li ha ospitati.