STORIA DI CIMITILE

dal Risorgimento alla seconda guerra mondiale


Cimitile dal Risorgimento alla seconda guerra mondiale

Il 1° ottobre 1860 i garibaldini decretarono, con la vittoria sulle truppe borboniche nella battaglia del Volturno il crollo della monarchia Borbonica. Il 21 ottobre in Cimitile si tenne il plebiscito, Sindaco Domenico Lombardi, e comandante della Guardia Nazionale il sig. Pasquale Santella. La formula da votare era: " Il popolo vuole l'Italia una ed indivisibile con Vittorio Emanuele II, Re costituzionale, e i suoi legittimi successori". Le elezioni si tennero con il massimo ordine nella Casa Comunale, ove furono allestite due sezioni al piano terra, e si votò dalle ore 7 antimeridiane ad oltranza, per permettere a chiunque di votare quando ne avesse la possibilità. Cimitile si espresse con 665 "si" alla monarchia Sabauda, su 717 aventi diritto al voto. Dopo l'avvenuta unità d'Italia , il cimitilese Michele Rossi, industriale, fu eletto deputato del collegio di Nola succedendo ad Antonio Ciccone di Saviano. L'On. Michele Rossi nuovo proprietario del monastero di San Francesco di Paola lo fece modificare per adattarlo alle esigenze dell'industria del baco da seta, da lui introdotta e potenziata con moderni criteri, nel nolano. L'industriale aveva acquistato il monastero direttamente dal governo che ne deteneva la proprietà in forza del decreto del 22 dicembre 1861, per effetto del quale erano state acquisiti, per esigenze militari, al demanio i beni ecclesiastici.
Il Rossi, legato da fraterno affetto a Gasparre Lenzi, suo socio nell'azienda industriale del baco da seta, primo a morire, nominò erede dei suoi beni i figli dell'amico.
Con la proclamazione del Regno D'Italia, tra il 1861 e il 1866 nell'Italia meridionale si sviluppò il brigantaggio. Molti soldati che provenivano dalla disgregazione dell'esercito del Regno delle due Sicilie, e molti contadini a causa dal malcontento dovuto alla crisi economica dell'epoca, formarono svariate bande, dandosi al saccheggio. I briganti del nolano ebbero la propria base in località Fangone che, a causa della conformazione orografrica fu rifugio ideale, tanto che per la loro eliminazione si rese necessaria una vera e propria campagna militare.
L'attecchire del fenomeno del brigantaggio ebbe nel nolano, ed in Cimitile in particolare, anche ragioni politiche. Molti non gradivano il nuovo regno, rimanendo di fatto filo – borbonici.
La mattina del 14 settembre 1860 la Guardia Nazionale arrestò 37 contadini di cui ben undici erano di Cimitile, che furono giudicati due mesi dopo, il 13 novembre, come rivoltosi, avendo fomentato in un discorso pubblico il malcontento contro il governo. Nel 1884 per volontà del marchese di Rende, Angelica Caraccido, madre dell'Arcivescovo di Benevento e Nunzio di Parigi, devota di Paolino e Felice, innamorata cultrice di arte ed antichità cristiane, si intrapresero i lavori di pulizia, di rilevamento e restauro delle Basiliche paleocristiane di Cimitile.
Sul finire del XIX secolo Cimitile fu approvvigionata con acqua potabile proveniente dall'acquedotto di Serino mediante pubbliche fontane e nel 1905 nella cittadina venne realizzato un impianto per l'erogazione dell'energia elettrica ad uso pubblico, e successivamente privato, ad opera della ditta Russo di Nola.
Nell'aprile del 1906 (giorno 8, Domenica delle Palme) il Vesuvio eruttò improvvisamente lanciando e depositando sui paesi dell'Ager nolanus e del circondario vesuviano tonnellate di materiali vulcanici (in particolare ceneri e lapilli). Ciò fu causa di ingenti danni alle costruzioni i cui solai non riuscirono a sopportare il peso del materiale di deposito, collassando rovinosamente. Molti cittadini di Nola e Cimitile si raccolsero in fervida preghiera rivolgendosi a Felice, dominatore degli elementi. La tradizione popolare, con evidente confusione, attribuisce alla statua di S. Felice Vescovo il miracolo che fermò la colata di fango proveniente dal Vesuvio e mise fine alla disastrosa eruzione. Il simulacro esistente ancora presso la Villa cittadina di Nola, avrebbe, essendosi animato nell'occasione, ancora la mano alzata verso il Vesuvio a fermare l'eruzione, durante la quale molti si rifugiarono nel Casertano o sulle alture di Cicciano e Roccarainola, dove il fenomeno giunse mitigato. Il 24 maggio 1915 l'Italia dichiara guerra all'Austria - Ungheria, dando inizio alla I guerra mondiale. Molti cimitilesi furono chiamati alle armi, inviati al fronte con le tradotte militari che partivano dalla stazione delle FF.SS. di Nola; trentaquattro di essi diedero la vita per la Patria cadendo in combattimento ricordati dal monumento eretto in piazza Conte Filo dalla Torre nel 1930.
Con l'avvento del fascismo la Giunta Comunale di Cimitile deliberò di allocare in terranei della Casa Comunale, "la sezione del Fascio" opera nazionale del dopo lavoro. Nel marzo del 1922 a Nola, fu istituita la sede circondariale dei Fasci di combattimento e Cimitile fece capo a tale sede, retta dal tenente Serio Gaetano, il Senior Pietro Ruggeri ed il Centurione Giovanni Tortora. Non tutti i cimitilesi, però, aderirono al Fascismo, anzi molti furono gli avversari politici e i dissidenti che, in varie forme e situazioni, si opposero fermamente al regime.
Fino all'anno 1927 il territorio del Comune di Cimitile appartenne alla Provincia di Caserta, detta "Terra di Lavoro",divisa in cinque distretti (Cimitile appartenne a quello di Nola), per passare poi, con l'atto deliberativo ufficiale del 29 aprile dello stesso anno tra le due giurisdizioni, in Provincia di Napoli..
Durante il fascismo Cimitile ebbe diversi podestà, tra i quali: il cav. Alfredo Ammendola, Raffaele Mercogliano (che fece costruire le scuole elementari nel 1928-29), Lombardi Francesco. Nel 1930 la Casa Comunale fu dotata di un orologio costruito dalla ditta Curci, manovrato da un apposito addetto. Nell'anno successivo il Chierici iniziò i lavori di scavo e restauro dell'area Santa delle Basiliche e nel 1935, ad opera della provincia viene asfaltata la strada Nola-Cimitile (via Croce).
Nello stesso anno, come in tutta Italia, anche le donne di Cimitile donarono alla patria le loro fedi nunziali (nell'occasione molte signore comprarono un anello d'oro a bassa caratura da donare, conservando così la propria fede). Nel 1939 il Duce transitò per Cimitile, proveniente da Napoli, e diretto ad Avellino.
Per l'occasione venne eretto un arco di Trionfo in Edera, di dimensioni pari al cavalcavia settecentesco che collega Palazzo Albertini alla chiesa di S. Maria degli Angeli, recante la scritta "la campania Felix ti saluta" ed il paese venne letteralmente riempito di scritte che inneggiavano al duce, qualcuna ancora visibile nonostante il tempo trascorso. All'annuncio della dichiarazione di guerra alla Francia ed all'Inghilterra nel 1940, il Comune di Cimitile, dotato di una radio, ne diede notizia in piazza. Nessuna manifestazione di esultanza si verificò in Cimitile, come invece risultò da propaganda fascista.
Durante gli anni di guerra a Cimitile, come negli altri paesi limitrofi, funzionò il servizio U.N.P.A. (ossia unione nazionale protezione antiaerea). Vedette incaricate, a disposizione notte e giorno, facevano suonare le campane in caso di pericolo con ripetuti rintocchi oppure a distesa per il cessato allarme.
Molti cimitilesi durante la guerra cercarono protezione nelle campagne limitrofe, in cave di tufo, nelle zone sotterranee delle stesse basiliche, a Casamarciano in una profonda cantina presso le colline di Cicala e di Roccarainola.
Nel 1943 le incursioni aeree su Napoli si verificavano quasi quotidianamente e i caccia bombardieri inglesi, apparivano all'improvviso dal massiccio del Monte Somma - Vesuvio dopo aver sorvolato, e qualche volta bombardato, Nola per la presenza di caserme militari. Il 17 giugno in uno di questi raid su Nola una bomba fu erroneamente sganciata su Cimitile, in località Pozzo Nuovo ed esplose causando la morte delle sorelle Sara e Tara Allocca ed il ferimento di alcuni componenti delle vicine famiglie Spizuoco e Albertini. Il 17 luglio dello stesso anno i cimitilesi, rifugiatisi a Roccarainola per sfuggire alle bombe, invece di trovarvi riparo, vi trovarono la morte. Perirono a causa di un bombardamento Maria Autilia e Teresa Ambasciano, la signora Elvira D'arienzo con le sue due figlie , la signora Rachele Tanzillo e il Direttore delle Scuole Elementari di Cimitile. L'aereo che lanciò le bombe aveva eseguito un raid su Liveri, Tufino Roccarainola ,Cicciano e Cimitile dove, in Via cimitero, aveva già causato la morte di Mercogliano Raffaele ed il ferimento di Mercogliano Francesco.
Nello stesso periodo il cavalcavia settecentesco in località Santa Maria in Cimitile fu minato dai tedeschi per rallentare il cammino delle truppe alleate provenienti da Napoli, ma il signor Allocca Fiore, coraggiosamente, col concorso di Maria Miele che procurò le forbici adatte, riuscì a tagliare la miccia prima che l'esplosivo deflagrasse.
Negli anni 1943-44 Cimitile fu occupata dalle truppe anglo – americane. Gli americani stabilirono presso la villa Lenzi e palazzo Albertini il quartier generale, sottoponendo i due storici edifici a barbarici scempi, mentre l'VIII armata inglese stazionò in via Cupa Falciano nella propietà di Tufano Isabella (villa già appartenuta agli Albertini) e nelle campagne limitrofe.
Anche in occasione della II guerra mondiale i Cimitilesi furono chiamati alle armi e 24 di essi, i cui nomi sono riportati sullo stesso monumento dove sono incisi i caduti della grande Guerra in P.zza Conte Filo della Torre, morirono in combattimenti su vari fronti, portando a 58 il numero dei caduti per la Patria.

A cura dell'Arch. Arcangelo Mercogliano

Planimetria del centro storico

1- ingresso al complesso basilicale 

2- arco santo

3- chiesa di S. Maria degli Angeli

4- palazzo Albertini

5- cappella di S. Luigi

6- parrocchiale di S. Felice

7- chiesa dei Morti

8- Palazzo Filo della Torre

9- Municipio
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San Giovanni Paolo II in visita alle Basiliche Paleocristiane di Cimitile, il 23 maggio 1992
San Giovanni Paolo II in preghiera sulla Tomba di San Felice in Pincis il 23 maggio 1992